Non ci conosciamo piu di tanto. Ci siamo incontrati qualche volta, ci siamo annusati, intuiti, piaciuti. “E’ stato bello conoscerti, un privilegio. Buona vita”. 

Ferruccio è andato sull’albero (dettaglio), Daniele Nalin.

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Giovanni Battista (GB) Rama, nato a Tregnago il 27 agosto 1948. Architetto, disegnatore, esteta, pigro, imprevedibile, geniale, scostante.

La madre Carmela, il padre un “industriale” ligure (non ricordo il cognome, ne’ di dove). La madre la domestica della casa di vacanza di lui in val d’Illasi. Di quest’uomo, che non ha poi “riconosciuto” GB. Lo ha cercato negli anni, ma non voluto. In simmetria. 

Dell’infanzia di GB: la nonna lo ha cresciuto (la madre lo ha odiato nella sua pazzia più suicida), il geometra Lerco che gli ha insegnato a guidare – ancora bambino -, le donne che ha amato e da cui sono certo abbia ricevuto amore. Le amava, e sapeva farsi amare (come ha sinceramente amato mia madre). 

Ho saputo questo di lui da una persona che ha voluto molto bene anche a me. 

Di lei non so più nulla. L’ho conosciuta in un palazzo che lui aveva progettato. 

Gli ho chiesto, a GB, di stare vicino a mia madre, quando lui aveva scelto di staccarsene. E’ stata l’unica volta che mi ha dato retta. 

Ma so che, a modo suo, mi ha voluto bene. Se n’e’ andato nel maggio del 1993. Il 27 agosto avrebbe compiuto 69 anni. 

Intenso, le sue mani meravigliose, labbra ben disegnate, i pensieri in turbolente linearità. Sarebbe. Lo e’ per me.

Come dice Andrew Lo, ed io sottoscrivo “man mano che crescono, gli enfants terribles non potranno che essere sempre piu terribili”. Nel bene e nel male. Nella naturale prosecuzione di se’ e delle immagini con cui corteggiano la propria anima.