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Due, venti, ventidue. Numeri, giochi, incastri. Il cielo sopra Verona, mia madre poco più che adolescente. La sera blu perla di San Mattia.L’ho ritrovato, dove lo avevo perso. E poco dopo lui, che da giovane era innamorato di Veruska, e che con la Giulia ci ha fatto tre figli (e quattro nipoti).

Ieri con Luca da Tedeschi in Valpolicella, oggi da Gravner, il tempo che torna indietro, un’ellisse immobile. Liquidi. Come i ricordi che sfuggono e non ti abbandonano. Il ragazzo che vende carne dietro scatole di vetro, suo padre, l’olio di Brenzone. Fili. Preziosi. Come questa rabbia – amore mio -, che non ti basta una vita per addentarla tutta. Altri amici, percorsi. Disegni su carta bagnata. Respira. Ricorda i tralici, le vasche di uva. La mia voce, che e’ piccola e rossa d’amore. Le dita che setacciano la terra, i desideri come ricami di ipotesi. Il tempo bruciato per niente, e le parole spese per ingannare altri momenti. Il tempo e’ già passato, ma per noi non basta, lo invocheremo ancora.

Galliziolab, marzo 2015

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