children’s corner


Il mio corpo non vuole più dormire. Mi alzo senza far rumore, così non la disturbo. Il caldo di ieri ha lasciato il suo mantello anche su queste sei del mattino, aria immobile. Cammino scalzo sul balcone, piedi felici, il pavimento ruvido. Rimetto insieme i fotogrammi. Mio padre lo diceva, nella tua vita conoscerai tante persone, ma gli amici, quelli veri saranno pochi. Ed è andata così. Era, è il mio amico. Lo avevo deciso, e questo mi è bastato per anni, e lunghissimi istanti. Perché quel giorno lui c’era, mi ha dato un carezza, non si è vergognato di un mio dolore. Abbiamo tirato tardi alla sera tante volte – o forse erano poche, ma sempre speciali – e oggi giochiamo con le immagini di noi, quando vent’anni fa eravamo ad universi di distanza da come siamo diventati. Allora non sapevamo cosa volere, ma volevamo, oggi sappiamo cosa non volere. O almeno io. Ma torniamo all’amico. Lo sapevo da tempo. Quelle crepe sottili che ho voluto ignorare, il suo sguardo quando non sa di essere osservato, il gesto forzato. Dettagli immensi, altri invisibili. Ho finto di non vedere. Del resto, non c’era motivo, solo incongruenze occasionali, quelle manchevolezze che si perdonano sempre, figurati ad un amico. E invece.
Galliziolab, giugno 2015

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