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Il mio lavandaio di fiducia è laureato in filosofia. Lavora con un uomo che dice essere suo zio. Si alza ogni mattina alle 4.30, rincasa per cena non prima delle 21.30, “così non vedo la moglie”. Come suo zio. D’estate la moglie va con la propria madre per due settimane a Cesenatico, lui si gode le meritate vacanze restando a casa da solo, tapparelle abbassate sempre, boxer e ciabatte. Oggi era, al solito, inappuntabile. Giacca pesantina a scacchi nocciola e caffè, cravatta viola melanzana e blu con righine regimental avorio, pantaloni antracite e scarpe nere martellate. “Buongiorno”“A lei”

“È bello quando la vita ci sorprende così, giusto per spiazzarci un po’ ”

“…ma forse è quello che vogliamo”

“Si…ieri ero a Barceloneta, c’erano 35 gradi ed ero sovrappensiero, impegnato a guardare il cielo e a mangiare chilometri”

“Si”

…e ad un certo punto vedo un numero imprecisato di donne e uomini sulla spiaggia, tutti nudi, non uno con meno di ottant’anni, li guardo, e quando capisco cosa è davanti ai miei occhi mi fanno tenerezza, non li trovo volgari, nessuna connotazione estetica, sessuale, sembrano pulcini, forme gonfiate e rotonde nei sogni dei bambini, lenti, morbidi”

“Torni a trovarmi più spesso”

Galliziolab, luglio 2015

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