l’oro dei farlocchi 


Ho sempre amato essere anonimo, ai margini dei flussi di persone. Tutto misurato, come la metrica dei passi, le distanze, le traiettorie da interpretare. Mi alleno, anche oggi, in uno stagno, uno dei tanti che amo frequentare, e la vedo. E’ lei. Si e’ travestita, da madre premurosa e amica del cuore – come la conosciamo -, ad impiegata barcollante su tacco 12. Fuma, vestita di nero, dimentica del mondo ed aggrovigliata in percorsi mentali che, già da qui, mi danno ansia. Come stai, che bello vederti. Anche no. Tuo marito, i pargoli…Un caffe? (Meglio) un vodka tonic? Lasciamo perdere. Ti guardo, dieci metri la distanza di sicurezza per non essere visto. Sono vestito da rapace, mi confondo nel sottobosco. Ascolto il tuo respiro. Sembrava aspro. Non lo e’. Una pianta grassa, mi parla di polvere e di sguardi disattesi. Di nodi, rancori, parole non dette. Un po’ più lento, si sfarina sotto i tuoi tacchi. Manca il ritmo. Respira.
Galliziolab, ottobre 2015

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