one more/ little love


Monotono. Non per questo meno generoso, vitale.Vuoto. Io la chiamo assenza.

E’ il bianco che degrada nel grigio, altre sfumature, un giallo che acceca per ingentilirsi in fumi di rosa, arancio e lilla verso sera. Presto.

Si. In montagna “ogni fine ha un inizio”, ed inizia, ancora prima, come i desideri che non si ha la pazienza di cullare, le attese che non attendono. Pero’, quel bianco, piani inclinati da scorrere, percorrere, lambire, da tagliare con grazia. La testa, poi, e’ su una nuvoletta, si osserva da sola. Una bimbetta che, riportata in città – seduta dietro ad addentare un bretzel con denti minuscoli – si bea di isole distanti, separate, in apparenza slegate. Oniriche come pannelli di tela orientale, il profilo di un fiocco di neve, un ciocco di legno che brontola nel camino.

Una mano da scaldare, da baciare. Da amare, anche in controluce, quando fuori fa freddo.

Ogni disegno e’ il più prezioso.

Galliziolab, gennaio 2016 

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