Trovava sempre il modo per farmelo sapere la sera prima.

Ci incontravamo sotto casa, molto presto al mattino, lui in auto, motore spento, mani sul volante. Lenti scure verde oliva.

“Ciao”

“…”

” E’ da tanto che sei qui?”

“…”

“…”

“Come sta tua madre?”

“…”

Fine della conversazione.

Gli piaceva un piccolo bar all’altezza di via Pigna. Un uovo sodo dal cestino di vimini, lo soppesava con calma, un colpo sul bordo del banco, per avere un’unica crepa dove infilare l’unghia e sollevarne il guscio. Lo sbucciava con pochi gesti. Carezze.

Davanti alla mia bocca “Mangia. È per te”.

Mi riportava all’imbocco di via Madonna del Terraglio. Dieci, ventimila lire dalle tasche. “Studia. Mi raccomando”. Un primo bar aperto, aspettavo di entrare a scuola leggendo la Gazzetta. Per sentirmi come quelli di quinta.

14 gennaio 2013

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